Ecco perché il Nutri-score che vuole l’Europa danneggia il made in Italy

“Il crudo di Parma fa male e la coca cola no? Sapete che c’è? Io me ne frego e continuo a mangiarlo insieme al parmigiano”. Il senatore Gian Marco Centinaio non ci sta e replica duramente contro quell’idea di Nutri-score. Si tratta del sistema di etichettatura proposto dalla Francia e che se applicato in Europa rischia di affossare il made in Italy. Il Responsabile Dipartimento Agricoltura e Turismo ne ha parlato in diretta insieme a Mirco Melchiono a al senatore Manuel Vescovi.

“Stando all’algoritmo del Nutri-score, i prodotti vendono classificati con un bollino colorato sull’etichettatura a seconda che sia dannoso o meno per la salute. Secondo il Nutri-score il grana padano, il parmigiano, il prosciutto di Parma e il San Daniele dovrebbero avere un bollino arancione se non addirittura rosso, mentre coca coca light e red bull ne avrebbero uno arancione. Cosa significa questo? Significa che questi ultimi due prodotti, secondo i ricercatori che hanno proposto questo modello, farebbero meno male di una fetta di prosciutto crudo. Questo comporterebbe un danno per i nostri produttori. Perché gli Stati che applicano il nutri-score farebbero pagare tasse micidiali a prodotti con bollini arancione e rosso. Capite che vuol dire per i nostri imprenditori? Per non parlare poi del paradosso che si crea. L’Unesco dice che la dieta mediterranea è patrimonio dell’umanità, mentre l’Onu dice che fa male alla salute”. 

Nel corso della diretta si è anche parlato di Politiche Alimentari Comunitarie. Specie del cortocircuito che si è creato con le ultime disposizioni. “C’è un’interferenza molto forte da parte del settore ambiente. E questo crea un problema. Perché da un lato l’Europa invita i nostri agricoltori ad adottare misure e tecnologie per tutelare l’ambiente (e tutto ciò ha un costo molto alto), dall’altro però nella sua politica internazionale aiuta i paesi in via di sviluppo permettendo loro di importare in Europa prodotti agroalimentari coltivati con metodologie che nel nostro paese sarebbero contro qualunque regola di tutela del lavoro. E quindi a costi inferiori rispetto ai nostri. In più, stando alla nuova Politica Agroalimentare Comunitaria, gli agricoltori italiani riceveranno qualche miliardo di euro in meno. Questo settore merita tutela. E gli aiuti sono fondamentali per permettere ai nostri agricoltori di stare in vita”.