“Cultura non è solo teatro e cinema. Ci sono tanti lavoratori lasciati fuori dal Decreto ristori”

“Il decreto ristori? Ci si aspettava una copertura di un certo tipo. E invece è stato un flop”. Così la senatrice Maria Gabriella Saponara, intervenendo in diretta con Mirco Melchionno e il senatore Manuel Vescovi sulla pagina dell’Accademia Federale Lega. Il riferimento è al settore cultura, in gran parte rimasto fuori dagli aiuti economici che il Governo, con il decreto, ha previsto per le categorie fortemente colpite dalla pandemia.

“C’è una fetta del settore sport, cultura e spettacolo i cui operatori sono rimasti delusi. La cultura non è solo teatro e cinema. C’è tutta una filiera dietro che lavora per permettere, per esempio, lo svolgimento degli spettacoli teatrali e che è rimasta fuori dalle previsioni del decreto. Noi, come gruppo Lega, ci siamo subito adoperati chiedendo audizioni alle quali hanno partecipato diverse associazioni di categoria”. 

“Gli stessi sindacati hanno messo in evidenza le carenze di questo decreto che, per noi, è stato un flop. Tant’è che a distanza di pochi giorni è arrivato un secondo decreto. Dimostrazione chiara che il Governo ha assolutamente fallito. Bisogna porre rimedio”.

E ha aggiunto: “Questo Governo, sin da subito, ha deciso di chiudere tutte le attività ‘non essenziali’. Per noi non esiste qualcuno che possa essere pensato come ‘non essenziale’. Tutti hanno diritto di vivere e di ricevere un aiuto”. 

Ma cosa devono aspettarsi gli italiani in vista del Natale? “C’è da dire che siamo i primi a non conoscere fino in fondo le intenzioni del Governo. Non sappiamo che corriamo il rischio di un altro lockdown come quello della scorsa primavera. Sta di fatto che le città sono semi deserte. Molti negozi chiudono la giornata con due scontrini emessi. La situazione è abbastanza drammatica. E mi permetto di dire che i commercianti si sono già riforniti abbondantemente, perché per loro il periodo pre-natalizio è molto importante. Un eventuale secondo lockdown sarebbe una grossa perdita per loro. Perché gli italiani si ritroverebbero ad acquistare online i regali. Questo atteggiamento non aiuta i nostri centri storici e gli imprenditori italiani. Non possiamo permetterlo”. 

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