DPCM e diritti soggettivi. “Situazione grave, viviamo in un caos normativo”

Tra le parole e gli acronimi che abbiamo imparato a conoscere in questa fase di emergenza sanitaria c’è anche quel tanto discusso DPCM che, per certi versi, ha cambiato le nostre vite. Sono i decreti del presidente del consiglio dei ministri che contengono le disposizioni anti covid da rispettare. Non leggi, ma atti amministrativi. Che negli ultimi mesi hanno limitato diritti tutelati dalla Costituzione. Ma è possibile intervenire contro questi decreti? Anche di questo ha parlato il senatore Ugo Grassi nel corso di una diretta Facebook sulla pagina dell’Accademia Federale Lega.

“Tecnicamente, i diritti su cui incidono i DPCM possono essere limitati da atti aventi forza di legge. Mi riferisco, per esempio, al diritto che tutela la libertà di movimento o di intrattenere rapporti e relazioni. Teoricamente, abbiamo visto come questi diritti siano stati lesi da atti inferiori alla legge. Perché i Dpcm sono fonti subordinate, atti amministrativi. E così stanno andando le cose. La situazione è molto grave, perché se il diritto tutelato dalla Costituzione viene leso da un atto avente forza di legge io posso riuscire ad avere un interessamento da parte della Corte Costituzionale. Ma di fronte ad un atto amministrativo no. Solo il Tar è competente. Capite bene che si tratta di due pronunce diverse. Perché quella del tribunale amministrativo è valida solo per un determinato giudizio e rispetto a quelle parti. Questo vuol dire che rispetto ad una stessa questione, il giudice amministrativo di Napoli possa decidere in modo diverso da quello di Milano. E così via”.

Una situazione di grande caos normativo, prosegue ancora il senatore Grassi. E aggiunge: “Il Governo avrebbe dovuto seguire la strada dei decreti legge. Imporre unilateralmente questi provvedimenti non aiuta la distensione sociale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo”. 

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