“La nostra gente non vuole il reddito di cittadinanza, ma il reddito da lavoro”

Un’emergenza nell’emergenza. Dettata da un’incertezza che costringe cittadini e lavoratori a non sapere come comportarsi. Lo sa bene anche il Friuli-Venezia Giulia che, a volerla dire con le parole dell’onorevole Vannia Gava, “vive una situazione di leggero miglioramento, il nostro presidente sta facendo di tutto ma il dato economico è in sofferenza, anche perché c’è un’insicurezza che deriva dai messaggi poco chiari che ci arrivano dal Governo”.

E uno fra tutti è proprio quello che ha riguardato nei giorni scorsi proprio le regioni di Friuli-Venzia Giulia, Emilia Romagna e Veneto. Che, grazie ad un accordo tra i presidenti, avevano deciso di lavorare su un’ordinanza comune che potesse prevedere alcune restrizioni. Una manovra che aveva ottenuto, in un primo momento, il via libera dal Governo. Salvo poi un cambio di passo qualche ore dopo con l’intervento del ministro Speranza che “ha declassato il Friuli in zona arancione. Questa decisione – racconta l’onorevole Gava – ha spiazzato tutti. Posso assicurarvi che per giorni interi ho ricevuto chiamate da parte di ristoratori e tanti altri imprenditori che non sapevano cosa fare. Ecco, questa non è collaborazione. Il nostro governatore Fedriga ha sempre collaborato con il Governo. Questa estate ha lavorato tantissimo per la sanità, creando reparti covid in funziona di una eventuale seconda ondata. E invece ci troviamo di fronte ad un Governo che cambia idea sulla pelle dei cittadini e delle attività economiche che sono già stremate. 

Siamo consapevoli del fatto che ci troviamo di fronte ad un’emergenza sanitaria, ma c’è bisogno di una concertazione con chi è stato eletto dai cittadini per governare quei territori che conosce benissimo”. 

Sulla situazione in Friuli, l’onorevole Gava è chiara: “I dati che abbiamo ci parlano di una situazione in leggero miglioramento, anche se le cose possono cambiare da un giorno all’altro. La nostra Regione si sta muovendo benissimo, anche se purtroppo manca il personale sanitario. Il nostro presidente ha fatto di tutto. E io voglio ringraziare Fedriga, perché si è sempre ricordato delle attività che operano sul territorio. E lo ha fatto mettendo in assestamento 18 milioni come fondo di emergenza per attività produttive e prevedendo fondi anche per le famiglie. Arriveranno anche contributi per le categorie più penalizzate. E’ stata anche presa la decisione di rinviare la seconda rata dell’Irap. E’ chiaro che la nostra gente non vive e non vuole vivere di contributi. La nostra gente vuole lavorare. Vogliamo un reddito da lavoro, non un reddito di cittadinanza. I nostri imprenditori hanno investito tantissimo sui presidi di sicurezza e ora chiedono di poter lavorare. La situazione è drammatica quando metti in difficoltà il sistema produttivo”. 

A margine della diretta Facebook sulla pagina dell’Accademia Federale, insieme a Mirco Melchionno e al senatore Manuel Vescovi, l’onorevole Gava si è soffermata su un altro tema attuale: il rapporto tra ambiente ed economia. “La nostra visione è chiara – sottolinea Gava – Bisogna salvaguardare l’ambiente evitando gli errori fatti in passati. Ma non possiamo negare il diritto a fare economia, impresa e lavoro. Fare impresa non vuol dire inquinare. Ma significa fare economia nel rispetto delle regole. C’è una parola chiave che sintetizza questo ragionamento: tecnologia. Ecco, negli anni tantissimi imprenditori hanno investito sul fronte dell’innovazione e della ricerca per fare in modo che si possa fare economia nel totale rispetto dell’ambiente. Il Governo deve aiutare le nostre imprese in questo passaggio, non può sanzionarle. E non può bloccare il paese in nome dell’ambientalismo. Giusto valutare le opere, ma senza fermare l’economia del nostro Paese”.

E sul tema delicato dei rifiuti: “C’è un’Italia a due velocità: un Paese che funziona bene e che ha una raccolta differenziata efficiente e un Paese in cui questo non viene fatto per mancanza degli impianti. Se tutte le regioni fossero autosufficienti nello smaltimento dei rifiuti con impianti propri, non avremmo tanti tir che tutti i giorni attraversano l’Italia per portare i rifiuti al nord o all’estero. Questo vuol dire soldi, soldi e ancora soldi pagati dai nostri cittadini”. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *