Lavoro, “Il nostro Paese ha bisogno di politiche attive. Lo smart working? Bene, ma questo non è quello reale”

Lavoro, politiche attive, smart working. Nulla di più attuale in un momento storico come questo. Ne abbiamo parlato con l’onorevole Claudio Durigon, Responsabile dipartimento Lega. “Lo smart working potrebbe anche andare bene. Ma quello che stiamo conoscendo noi è semplicemente lavoro forzato da casa. Nel pubblico impiego, poi, dove c’è un ampio livello di dipendenti che lavorano da casa, ha solo reso gli uffici amministrativi meno efficienti rispetto alle necessità di oggi. 

Certo, non possiamo pensare che questa sia la strada più adeguata e giusta. Il momento più importante sarà quello che si presenterà alla fine di questa emergenza sanitaria, per capire come questo strumento potrà essere in parte utilizzato per dare un valore aggiunto al mondo del lavoro. 

Al centro della diretta sulla pagine Facebook dell’Accademia Federale Lega, insieme a Mirco Melchionno e al senatore Manuel Vescovi, il contratto di espansione. Si tratta di uno strumento pensato da Durigon, quando era sottosegretario al Lavoro. Un’iniziativa passata un po’ in sordina, ma apprezzata in ambienti vicini alle politiche del mondo del lavoro. Ed è lo stesso Durigon a raccontarlo in diretta. “Qualche giorno fa siamo stati in visita a Confindustria. Bonomi ci ha elencato le sue priorità, partendo proprio da questa mia norma. A lui dissi di essere molto contento, perché quella norma l’avevo proprio voluta io”. 

Ma cos’è il contratto di espansione? “E’ uno strumento che nasce per salvare alcune grandi aziende. Prevede la possibilità di uscire dal mondo del lavoro qualche anno prima, di fare cassa integrazione formativa, ma soprattutto l’opportunità di assumere finalmente. L’esempio Telecom è quello che più di ogni altro ci aiuta a capire in che modo questo strumento può essere di grande aiuto. Questo è un esempio di politica attiva, proprio quello che questo Governo non ha previsto. Oggi è fondamentale la previsione di formule di uscita dal mercato, formazione e assunzione di nuovo personale. Le mansioni sono in continua evoluzione e dobbiamo tenerne conto”. 

E sul sistema del blocco dei licenziamenti, Durigon aggiunge: “Penso che in questa fase sia anche giusto dare sicurezza e stabilità al mondo del lavoro. Ma possiamo reggere fino a marzo. Poi non possiamo più pensare che un’azienda non abbia una sua linea strategiaca. La flessibilità in uscita è determinante per il rilancio delle nostre aziende. Bisogna ragionare in termini di efficienza ed efficacia. Vanno bene gli incentivi ai giovani o quelli per il sud. Ma voglio precisare una cosa importante: le aziende non assumono perché il Governo prevede incentivi per loro, le aziende assumono perché c’è lavoro”. 

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