Lupi grigi ed Europa. Dreosto: “Il nostro Paese deve prendere una posizione chiara”

Chi sono i lupi grigi? E perché sono un problema per l’Europa? L’Europarlamentare Marco Dreosto, intervenendo nel corso di una diretta dell’Accademia Federale Lega sulla sua pagina facebook, ha parlato del gruppo ultranazionalista, nato in Turchia ma sempre più vicino all’Europa. Tanto da diventare un serio pericolo per il nostro continente.

“I lupi grigi sostengono un’ideologia di superiorità etnica e religiosa. Nascono in un paese, la Turchia appunto, dove da parte dell’attuale Governo c’è una sorta di tolleranza e connivenza di questi gruppi ultranazionalisti e integralisti religiosi, che stanno prendendo piede nel Medio Oriente fino ad arrivare in Europa. E’ certo che abbiano a che fare con gli atti terroristici che si sono già verificati. Chiediamo che l’Europa li metta al bando. E al nostro paese di aprire gli occhi e prendere una posizione chiara così come ha già fatto la Francia. Vedete, preoccuparsi di aspetti di politica estera è strategico per il benessere sociale ed economico del nostro Paese. Sono questioni che ci riguardano. Oggi più che mai la nostra preoccupazione è quella di capire cosa sta accadendo in un paese come la Turchia dove non esistono i diritti civili”.

L’Europarlamentare Dreosto è relatore per il gruppo ID sul Ricovery Fund, lo strumento europeo individuato dalla Commissione Europea per rilanciare l’economia in particolare dei paesi più colpiti dall’emergenza sanitaria. Sta funzionando? “Il Recovery Fund è nato con l’obiettivo di mitigare la situazione pandemica. Trovare risorse per ponderare un’anomalia che quest’anno è stata generata dall’emergenza sanitaria. Una buona intenzione, discutibile nel modo e nell’entità. E’ chiaro che noi, come gruppo, abbiamo lavorato con buon senso. Il dramma è che a distanza di nome mesi dall’emergenza conclamata e a 6 medi da quando è stato lanciato il piano, la situazione è ancora in stallo. Ecco, noi lo avremmo pensato in maniera diversa, esattamente come siamo abituati ad agire, da persone che sanno benissimo come funziona il mondo. Ci hanno dato questo e questo dobbiamo portare a casa. Il punto è che il nostro Governo non ci rappresenta nemmeno a livello europeo, perché non è sufficientemente introdotto in quei tavoli in cui vengono prese le decisioni. In un contesto come quello attuale dobbiamo essere in grado di far valere il nostro potere contrattuale. Anche perché, vi ricordo che l’Italia è il terzo contribuente dell’Unione Europea”.

Ma il vero problema, spiega Dreosto, verrà alla luce nei prossimi mesi. Perché dopo che finalmente saranno sbloccate le risorse, bisognerà capire quali saranno i tempi. “L’Italia ha già presentato una bozza su cui la Commissione Europea si è già espressa, giudicandola debole. I tempi sono lunghissimi. E sono molto preoccupato perché chi oggi mette in serio dubbio l’arrivo delle risorse, ha ragione. La situazione sta peggiorando, abbiamo bisogno delle risorse. Ma il vero dramma è che dei 200 miliardi promessi, l’Italia ne ha già speso la metà e non sappiamo in che modo”. 

Poi, la chiosa: “Il motto dell’Europa, che poi è anche quello in cui noi ci riconosciamo, è “uniti nelle diversità”. Tradotto significa tenere uniti gli Stati, le Regioni, le culture che però devono mantenere le proprie peculiarità, quel valore aggiungo che possono dare all’altro. Purtroppo, dispiace dirlo, sono rimaste solo parole. Perché questo principio non è stato applicato”. 

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